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dua lipa ci spiega perché piangere ballando è ok con una performance da casa incredibile

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In questa epoca di contatti umani a base di facce spixellate su uno schermo e artisti che strimpellano con la mestizia dei loro soggiorni da ricchi sullo sfondo, Dua Lipa è riuscita in un’impresa che ha dell’incredibile: alzare l’asticella della performance in stile 2020. Eccola quindi vincere la cintura nera in sfondi di Zoom con l’esibizione quarantinata di Break My Heart da Jimmy Fallon At Home. Il risultato sembra un video di prima categoria in grado di far imbufalire in una botta sola sia Madonna che Biagio Antonacci. Che dire, Dua? Ti ho sempre trovato bravissima ma ferma un passo prima dell’iconicità, però dopo questo sbatti devo dire che ti sei guadagnata tutta la mia stima.

E non è finita qui, perché Dua Lipa vuole anche farci sapere che piangere ballando è ok e anzi non c’è niente di male. “È il mio forte”, spiega Dua a Jimmy Fallon. “Piangere mentre si balla. Come artista, mi piace fare musica da ballare, ma quando penso ai testi voglio che la canzone abbia un significato più profondo. Specialmente nel mio primo disco, quasi tutte le canzoni erano tristi, ma avevo ancora voglia di ballare. E quindi volevo piangere e ballare, allo stesso tempo, e questa sensazione si è insinuata anche nel nuovo album. La vedo come una celebrazione della vulnerabilità, come quell’emozione che hai quando ti innamori ma dentro di te non sai mai come andrà. Quella sensazione di affrontare sempre l’ignoto, che in un momento come questo è la norma. Ma ballare in cucina funziona comunque bene”.

Piangere e ballare, quindi. Arrivi tardi, bella mia! Lo dicevano gli Alcazar in Crying At The Discoteque. E lo dicevo pure io ieri notte proprio in cucina, mentre aspettavo che i Sofficini di mezzanotte fossero pronti e I Wanna Go di Santa Spears è partita casualmente da Alexa. Mi ha fatto commuovere come se mi fosse morta la mamma di Bambi davanti agli occhi. E ho ballato, oh se ho ballato.

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