joanne di lady gaga, la recensione


Tra i tanti pregi che caratterizzano Lady Germanotta come artista, emerge senza dubbio un difetto: parla troppo. Nel cercare di definire il suo nuovo album, qualche giorno fa, la Stefani ha reso chiaro che Born This Way e Joanne sono "sorelle". Per quanto potesse sembrare strano, però, dopo aver ascoltato e digerito Joanne la verità è che sì, si tratta di un disco che espleta e porta a compimento molte cose iniziate in Born This Way e tralasciate in ARTPOP.
Gaga, sebbene calchi spesso troppo sull'immedesimazione nel suo "personaggio" del momento, non si è reinventata country, soul e rock per questa occasione. Lo è sempre stata, solo che la vita e la carriera l'avevano portata a mettersi delle aragoste in testa.
Ecco: le aragoste sono finite, ma l'imbaracconamento no: Gaga è qui per essere la nostra "regular girl" del momento, ma non tutto funziona come dovrebbe. Joanne è un bellissimo album, ma non è né semplice né spontaneo, semmai intriso di ambizione e forse un po' troppo ripieno di ego gaghiano.
Nulla succede per caso: il pop EDM non va più di moda, ARTPOP non ha venduto, l'epoca degli eccessi è finita, e Joanne è un disco cuscinetto per ripulirsi di una certa immagine e andare oltre, un modo per Gaga di ricordarci che sa scrivere, cantare, suonare, comporre and so on.
Eppure, in qualche strano modo, Joanne spinge un po' il limite ma non abbastanza, finendo per illuderci di essere l'album della maturità di Gaga ma mischiando troppo le carte in tavola e lasciandoci con l'amaro in bocca. Di fronte al pop, Stefani lo aveva preso, smontato, cambiato da dentro, ci aveva sputato sopra, lo aveva reso suo e ce lo aveva restituito: se vi piace bene, sennò comunque io vomito melma verde fosforescente sul palco in ogni caso.
In Joanne, Gaga ci chiede disperatamente di ascoltarla, è troppo concentrata nel dimostrarci di essere brava, confeziona un compitino perfetto con canzoni orecchiabili, pulite, ognuna con le sue citazioni a valanga. Io, perdonatemi, ma in Joanne vedo poco coraggio. O almeno, meno di quanto mi sarei aspettato da Gaga. Un disco soul rock pop country per ripulirsi l'immagine? Troppo facile.
D'altro canto, bocciare Joanne è impossibile. Le canzoni, soprattutto alcune, sono costruite benissimo, si incollano al cervello, la sua voce non è mai stata così d'impatto, la cultura musicale che ne esce è lodevole e la produzione è effettivamente stellare. Fosse stato l'album di chiunque altro, avrei gridato al capolavoro.
Detto questo, in Joanne ci sono dei pezzi bomba che innegabilmente entrano a far parte della storia della discografia germanottesca: la potentissima John Wayne, senza dubbio la miglior canzone del disco. Ma anche la bellezza struggente di Joanne, una ballad che cancella tutti i lentoni che la Stefani ha cercato di imporci grazie a un'interpretazione ottima e una melodia bellissima.
Million Reasons quasi non è da meno, e personalmente trovo bellissime anche Dancin' In Circles e Sinner's Pray, che pure sembra una tesina per dimostrare di aver studiato Janis Joplin e Patti Smith.
Anche Angel Down è molto bella, a dimostrazione che le ballad sono effettivamente la parte migliore di questo disco, con buona pace delle discoteche di tutto il mondo.
C'è poco, a conti fatti, che si possa definire non convincente in Joanne: Perfect Illusion, che continua a non convincere e anzi perde di credibilità una volta contestualizzata, o ancora Hey Girl, senz'altro la peggiore in tutta la raccolta, che spreca il duetto con Florence Welch.
Tutto il resto è sicuramente discreto: il giro rock di Diamond Heart, la dance country della divertente A-Yo, il rock sixties di Come To Mama, le bonus track Grigio Girls e Just Another Day.
Insomma: niente impedisce di godersi Joanne e apprezzarlo per quello che è: un lavoro certosino, confezionato molto bene e sicuramente insolito per i nostri tempi.
Potrebbe essere uno spartiacque nella carriera di Gaga e cambiare per sempre le carte in tavola, o essere un esperimento in vista del prossimo cambiamento.
Senza dubbio è un ottimo inizio verso qualcosa di nuovo. Mi spiace che Gaga abbia smesso di fare cose belle per un certo tipo di pop, sicuramente. Ma a questo punto, vorrei vedere (e ascoltare) qualcosa che non abbia incollato addosso l'effetto di un concerto senza orpelli in un bar malfamato, ma sponsorizzato da una multinazionale della birra.
Voto: 7