strage di orlando, j.k. rowling ricorda una delle vittime


Tra le infinite testimonianze di cordoglio per la strage di Orlando, mi ha particolarmente commosso questa, su Twitter, di J.K. Rowling.
L'autrice di Harry Potter ricorda Luis Vielma, ventiduenne che lavorava nel parco a tema dedicato ai personaggi che lei stessa ha creato, e che ha perso la vita in un attimo, senza ragione, ieri.
E' uno dei cinquantuno ragazzi vittime di un gesto scellerato, è uno per ricordarli tutti, perché personalmente mi sento come se volessi sapere il nome di ognuno di loro, come se volessi sapere chi ha perso la vita per mano dell'ennesimo pazzo la cui follia ha disgraziatamente incontrato un grilletto che non avrebbe mai dovuto essergli messo in mano con tanta facilità.
Che questo attentato tocchi più da vicino la comunità gay non è una discriminante, non lo rende più grave né meno importante, e questo sarebbe meglio che lo capissero molti media italiani che ieri preferivano parlare d'altro o che oggi hanno titolato in prima pagina "Il gay pride dell'Isis".
Ma le polemiche non contano. Conta il fatto che il senso di tristezza e di rabbia, personalmente, è diventato quasi insostenibile. Conta il fatto che queste cose non possono succedere, e se accadono non possiamo voltarci dall'altra parte. Il cordoglio non può durare il tempo di un post su Instagram.
J.K. Rowling, donna dall'intelligenza e dalla sensibilità indubbiamente estreme, ci mette di fronte alla foto di un ragazzo che sorride, che non aveva fatto niente di male, che trascorreva una serata in un locale per bere un drink e ballare. Ci mette davanti a uno specchio.
Che cosa possiamo fare? Che cosa dobbiamo fare? Come facciamo a non cedere all'odio, al razzismo, al rancore? Perché le brutture del mondo devono continuare a ferire gli occhi e i sentimenti di molti e a togliere la vita a troppi altri?
Oggi non riesco a trovare risposte, e questo mi fa stare male.