rebel heart, il nuovo album di madonna: la recensione


Per un cuore ribelle i tempi moderni possono essere un dito al culo, e questo Madonnaccia lo sa bene. Ha stuzzicato i suoi fan per mesi con piccole briciole del suo nuovo lavoro, usando Instagram con una tenacia più adatta a una ragazzina di sedici anni, e alla fine la tecnologia le se è ritorta contro: il suo lavoro è stato sputtanato da una serie di leak selvaggi che hanno sostanzialmente rovinato l'impatto di un album che forse sarebbe stato "troppo" da digerire tutto insieme. Perché Rebel Heart, senza se e senza ma, è il lavoro più sontuoso della sua carriera da diversi anni a questa parte.
Madge è tornata a strafare come un tempo, con un disco da venticinque tracce che tra qualità e quantità regala un risultato prezioso, soddisfacente, finalmente all'altezza del suo nome.
Se l'uscita delle demo abbia condizionato il prodotto finale non lo sapremo mai con certezza, ma a questo punto non importa: l'importante è avere tra le mani il prodotto finito, e rendersi conto che si tratta della migliore Madonna dai tempi del rinnegato American Life, un CD che come questo era personale e viscerale. Rebel Heart ha qualcosa in meno rispetto a tutti i dischi più riusciti della sua carriera, questo è vero: la ricerca della "canzone simbolo", iconica e immortale, è forse venuta meno. Non c'è una Like A Prayer, non c'è una Ray of Light, non c'è una Hung Up. Ma a ben vedere è una fortuna, perché Rebel Heart è un discorso completo dall'inizio alla fine, una raccolta coerente di canzoni che non dimentica nulla di ciò che rende Madgezilla una leggenda del puttan-pop. C'è ricerca musicale, c'è la voce, ma soprattutto c'è la passione più viscerale di una donna la cui vita è stata salvata dalla musica.
Rebel Heart è un concept album esattamente come Confessions: nella fattispecie, è un album sull'amore. L'idea è molto semplice: al di là di tutto, ciò di più prezioso che l'umanità può conservare per se stessa è l'amore di ogni essere umano per l'altro. La "revolution of love" di Madonna può dirsi definitivamente completata con questo album, che analizza ogni aspetto dello spettro dei sentimenti umani, dai più nobili ai più ridanciani.
Grazie all'ottima produzione e alla varietà di suoni, Rebel Heart riesce nell'arduo compito di far dimenticare i disastri fatti con Hard Candy prima e MDNA dopo: due album che cercavano disperatamente di stare al passo coi tempi, e che ci restituivano una Madonna trafelata, inadeguata, al traino piuttosto che trainante. Rebel Heart è invece qualcosa che solo Madonna avrebbe potuto tirar fuori: un cazzo di kolossal come la sua carriera e i suoi fan meritano.
Il singolo di lancio, Living For Love, è un manifesto: l'amore fa male, ma non si può che vivere per l'amore. Diplo produce una potentissima fusione tra house anni '90 e ritmi contemporanei. Infinitamente meno immediata degli ultimi singoli di lancio degli scorsi CD, la canzone si fa apprezzare sempre di più a ogni ascolto, ed è forse la più iconica della raccolta.
Con Devil Pray, Madonna riprende il discorso legato alla spiritualità che tanto la appassiona, e lo porta a un nuovo livello: l'alterazione delle percezioni come nuovo stato dell'animo umano. Il ritmo è ipnotico e l'interpretazione stellare.
Ghosttown è una bellissima electro-ballad che racconta di un mondo post-apocalittico in cui tutto ciò che è rimasto è l'amore. E' forse quella in cui la voce di Madge è più convincente e toccante rispetto alle altre, lasciando in chi ascolta una grande attesa nel vedere come verrà performata live.
Con Unapologetic Bitch si apre una piccola parentesi reggae che ha qualche elemento fuoriposto (le trombette no, grazie) ma resta comunque piacevole, mentre Illuminati è la prima vera sorpresa "bizzarra" della raccolta. Kanye West dimostra di avere qualcosa da dire con un pezzo musicalmente ineccepibile e trascinante.
Bitch I'm Madonna è l'inevitabile momento autocelebrazione con l'inevitabile Nicki Poraccj, fortunatamente anni luce dal disastro I Don't Give A di MDNA, che proponeva la stessa coppia. "Go hard or go home", suggerisce Madge, e non si può non darle ragione. E' il nuovo puttan-pop da ballare: meno ossessionato dalle casse che pompano e più incentrato dal culo che si agita. Non si può non amare.
Hold Tight è in assoluto una delle mie preferite dell'album: è la Madonna epica che tutti amiamo, sempre sull'orlo del gospel più estremo, potrebbe dare grandissime soddisfazioni live. Joan of Arc è la canzone in cui più di ogni altra Madge si mette a nudo e riconosce di essere solo un essere umano, cosa non affatto scontata per un fenomeno come lei. Una ballad che si fonde in modo splendido con l'inciso uptempo.
La bizzarra intro di Iconic, affidata a un mussoliniano Mike Tyson, dà il via a una canzone musicalmente coraggiosa, che però non eccede mai. Il crescendo pre-ritornello si smorza invece di esplodere in un'orgia elettronica come ci sia sarebbe potuto aspettare, ma forse è meglio così. Da ascoltare più che da ballare.
E' probabile che HeartBreakCity sia stata scritta pensando a Guy Ritchie, ma di certo si tratta di un profondo trattato sulla fine dell'amore, sempre sottilmente pervasa da un messaggio di speranza ma interpretata da una Madonna distrutta, devastata e consumata dall'amore.
Body Shop è una delle canzoni più fresche del disco: un po' sitar, un po' banjo, un po' Kansas e un po' Nuova Delhi, è una Madonna che ha dimenticato l'ossessione di essere "moderna" a tutti i costi, e per questo ci fa tirare un sospiro di sollievo.
Holy Water è un altro capitolo estremamente interessante, nel quale si torna a parlare di religione con fare irriverente, come Madge non si azzardava a fare da tempo. Il groove è sexy nonostante la voce cartoonesca, e il momento Vogue ci regala un momento Deeper And Deeper da brivido.
Inside Out dimostra tutto l'amore di Madonnaccia per il sesso, raccontandolo con delicatezza e un pizzico di malizia. E' la classica canzone trascinante e ben scritta della Madge dei tempi d'oro, che non si fa mancare un ritornello che si incolla al cervello. E' forse la più "classica" del disco ma non per questo meno riuscita.
L'organo si fonde ai beat elettronici in Wash All Over Me, in cui Madgezilla non lesina la sua migliore interpretazione drammatica. Ricorda per certi versi la Like A Virgin da lacrime del MDNA Tour, cresce nota dopo nota, commuove.
Diplo è al timone di Best Night, party song che avrebbe potuto effettivamente essere un po' più movimentata e lascia a tratti l'amaro in bocca, non convincendo appieno. Ma Madge che rappa è sempre un piacere, quindi vale comunque l'ascolto.
Veni Vidi Vici è puro fan service per i fan della Regina delle Tenebre, che racconta la sua storia professionale e personale citando le sue canzoni più famose, da Like A Virgin a Ray of Light. "And when I stroke a pose, all gay boys lost their minds", ricorda Madge, e che cosa possiamo dire per darle torto? Sarà la nostalgia, sarà il citazionismo, ma è una delle mie preferite in assoluto nel CD.
S.E.X. è un ritorno al passato: la Madge più sfrontata mugola di piacere e racconta di manette e cinture di cuoio, ma non convince fino in fondo: poco più di un filler. Il livello torna ad alzarsi con Messiah, epica ballad da titoli di coda di kolossal hollywoodiano.
La bellissima title track, Rebel Heart, chiude la deluxe edition. E' l'Avicii che non ti aspetti, ma soprattutto è la Madonna più autobiografica di sempre. Quando la chitarra diventa protagonista di una canzone di Madonna, c'è da aspettarsi sempre il meglio. E c'è quel vibe da American Life (il disco) che non può non far venire un brivido anche al fan più esigente.
"I won't apologize for being myself", premette Madge in Beautiful Scars, che parte come una ballad ed esplode come un sorprendente pezzo disco anni '70. Segue Queen, un pezzo dalle liriche molto belle ma un po' scontato musicalmente, sostanzialmente un altro filler che non toglie e non aggiunge nulla all'album.
La chitarra torna sovrana nell'ottima Borrowed Time, nella quale Madge mette al servizio del popolo la sua saggezza e torna a declamare l'importanza dell'amore ("‘Cause we're only here to love like there's no tomorrow, so let's live each moment like our time is only borrowed").
Le due tracce successive, Graffiti Heart e Autotune Baby, sono abbastanza trascurabili: specialmente la seconda, tra l'altro esclusiva della Super Deluxe tedesca, che vorrebbe essere un divertissement ma sfigura completamente di fronte alla maestosità della maggior parte delle canzoni dell'album.
A chiudere il tutto, c'è la stoccata finale e forse la più grande sorpresa dopo 24 canzoni che raramente permettono a Madge di scatenarsi, impegnata com'è nel messaggio che vuole lanciare: Addicted, signori, è lì per dimostrare che la Regina sa sempre farci ballare senza pensieri. Un pezzo potentissimo, che si integra perfettamente con il resto di Rebel Heart, e che a mio avviso dovrebbe essere singolo nonostante sia relegato a una sola delle numerosi edizioni dell'album. Da cantare e da ballare come se non ci fosse un domani.
Madonna probabilmente non rinuncerà nell'immediato a spogliarsi e ad essere giovane per sempre (lo abbiamo visto ai Grammy), ma questo non vuol dire che finalmente non sia cresciuta dal punto di vista artistico, tanto da riuscire per la prima volta a dare davvero tutta se stessa in un disco. Ciò che sorprende più di ogni altra cosa in Rebel Heart, al di là dell'ottima produzione, della varietà e dei testi, è che Madge per la prima volta non ha paura di mostrarsi fragile, completamente sincera, completamente innamorata della sua musica. Perché Rebel Heart è il primo disco di Madonna dopo anni che si regge sulle proprie gambe, al di là del personaggio colossale che gli sta dietro.
E' un disco che tutti dovrebbero ascoltare, ma soprattutto è il più grande regalo che potesse fare ai fan. Ecco: per un vero fan di Madonna, Rebel Heart è come mangiare dieci Ferrero Rocher di fila quando ti prende una grandissima voglia di cioccolato nel cuore della notte.
Voto: 9