artrave a milano: emozioni, riflessioni e qualche dubbio


Neppure questa volta sono stato rapito dai Germanotti e portato in un'altra galassia, ma la Stefani l'ho vista da vicino e l'ho vista bene. L'ArtRave milanese, accolto dal peggior clima possibile fuori dal Forum di Assago, è stata una bomba di calore e un monumento del rapporto tra Lady Gaga e i suoi Little Monsters, senza se e senza ma.
Quel calore che si poteva già assaporare al Monster Ball, che è esposo al Born This Way Ball, ora era davvero ai livelli di un culto in cui veniva celebrato l'incontro tra un messia e i suoi seguaci. Mai visto un pubblico più entusiasta, con tutte le parole delle canzoni sempre pronte per cantare col loro mito, che giustamente ci ha sguazzato. Gaga ci ha fatto sapere che ci ama almeno centotrentasei volte in un'ora mezza quasi due, ma credetemi ci stava: la partecipazione che si respira ai concerti di Lady Germanotta non la trovi proprio da nessun'altra parte.
Detto ciò, proprio perché questo è il terzo tour mondiale di Gaga, bisogna e occorre cercare di essere un po' obiettivi al di là dell'entusiasmo e dell'emozione ancora fresca di averla vista dal vivo. Premetto che ero al Monster Ball ma non al Born This Way, che comunque ho visto in lungo e in largo su YouTube. Ecco, mi duole dire che l'ArtRave ha segnato un calo qualitativo rispetto ai tour precedenti abbastanza sconfortante. Partiamo dalla scenografia, oggettivamente orrenda, inutile, cheap. L'idea della passerella che si snoda passando sopra il pubblico sulla carta è buona, ma a conti fatti crea un effetto dispersivo se non per chi guarda il tutto dall'alto. Nel parterre la passerella permette di vedere Gaga da vicino quando ci passa accanto, è vero, ma il pianoforte e le altre piattaforme sono distanti e si crea un effetto "trova la Gaga" delle volte noioso, anche perché non sorretto da videowall degni di questo nome. Inoltre, la parte sotto la passerella resta giustamente vuota e la gente corre da una parte all'altra per avvistare la Stefani. O almeno è restata vuota a Milano, dove il tutto non era sold out. E qui apro parentesi: non dico che non fosse sold out per fare i conti in tasca a chicchessia, sapete che non me ne frega niente di vendite e numeri. Lo dico perché fa rodere il culo che i biglietti spariscano in tre minuti dalla messa in vendita, che molti siano costretti ad arricchire Viagogo e soci, e che poi quasi un terzo del parterre e alcune zone degli spalti siano vuote. Grazie, bagarini. Lo spazio c'era, eccome.
Già che parlavamo di video, io ho notato la totale assenza di spezzoni backdrop degni di questo nome: zero. Checché se ne dica, sebbene la sostanza sia sempre meglio, che cos'è un concerto pop senza pazzeschi video backdrop proiettati dietro la sgualdrina di turno? Niente: a me è parso tutto un po' fatto al risparmio, non so come dire.
Ho come l'impressione, e qui sto andando proprio a ruota libera coi pensieri, che questo tour fosse messo su per dare ai fan una Gaga standard, e tutto sommato non sorreggesse l'importanza di ARTPOP nella sua carriera, come suo album indiscutibilmente migliore. C'era qualcosa che suggeriva che sì, forse Gaga vuole fare altro nella vita, e che quando dice che non vede l'ora di liberarsi dalle pressioni dell'etichetta discografica dica sul serio. Non parlo necessariamente del jazz (anche se quando parte il momento My Baby Shot Me Down si illumina), ma semplicemente del fatto che forse Gaga è un po' stanca di "fare" Gaga. Ha un'energia pazzesca e non si risparmia, capiamoci: ma perché  questo ArtRave non sembra una mastodontica opera pop come ci si aspetta da lei? Perché non c'è un filo conduttore nella scaletta che si snoda pur efficace? Voi direte, non può mica fare sempre le stesse cose. Vero. Ma perché allora fare un concerto senza picchi, senza qualcosa di realmente nuovo?
Capiamoci, eh: è valsa la pena vederlo, le canzoni sono sempre meravigliose e lei rimane un mostro da palcoscenico in grado di tenerlo e mangiarselo. Però, per come l'ho vissuto io, l'ArtRave segna la fine di qualcosa e insinua l'atroce dubbio che Gaga abbia davvero bisogno di reinventarsi da zero. Per risorgere e recuperare la voglia di essere un'artista che svetta sopra la media, come ha sempre fatto.

Un video pubblicato da @popslut in data