britney jean, la recensione del nuovo album di britney spears


A dieci giorni di distanza dall'uscita di Britney Jean nei negozi, sappiamo ormai per certe alcune cose: non è l'album più personale di Britney, come ci è stato annunciato, e malauguratamente è il suo disco con l'esordio più basso della sua carriera. Allo stesso tempo, Britney Jean non è il suo lavoro peggiore, né di certo il migliore. Britney Jean, in buona sostanza, è media allo stato puro, sufficienza racchiusa in quattordici tracce, sicuramente un ottimo album per i fan della Santa ma allo stesso tempo una delusione per i meno acritici.
La sostanza, come scrissi ai tempi delle prime impressioni, c'è: alcune canzoni sono assolutamente godibili, altre si lasciano cantare, l'overload dance è stata dimenticata a favore di un buon bilanciamento tra uptempo, ballad e disco, ma a conti fatti Britney Jean spazia troppo e finisce per non avere un'anima: si passa in modo schizofrenico dalla firma inconfondibile di will.i.am alla ricerca di ricreare la magia di Britney dei tempi d'oro, quella che era credibile mentre cantava sognante dell'amore. Ma soprattutto, la voce è completamente persa fino a far sembrare alcune canzoni cantate da tutt'altra persona: un uso creativo dell'autotune che a volte distorce la voce, a volte la lascia più al naturale, ma in sostanza cambia troppo le carte in tavola da brano a brano.
La sognante Alien, prodotta da William Orbit, è un inizio debole, che fortunatamente prende il via con Work Bitch, ormai un inno. Si prosegue con Perfume, scritta con Sia, che però non è sicuramente la migliore ballad della carriera di Britney.
It Should Be Easy è la canzone inevitabile che ci si poteva aspettare da un duetto con will.i.am, ma non ha la potenza di Scream & Shout, oltre ad avere il problema di non esplodere mai. A poco serve il beat di David Guetta: la canzone scorre senza restare un classico.
Tik Tik Boom è un ottimo momento urban, primo momento dell'album in cui si assapora qualcosa di insolito anche se lontano dai fasti di Blackout. Body Ache riporta in consolle David Guetta, ma scorre svogliata e non spacca la pista. La luce, quella vera, arriva con Til It's Gone: Guetta e will.i.am uniscono le forze per un instant classic, vero capolavoro del disco che da solo lo vale tutto. Ottima.
Katy Perry firma Passenger, un gioiello: voce più al naturale, ottimo ritmo, auguratamente prossimo singolo.
Momento Paola & Chiara con Chillin' With You, in cui Brit duetta con la sorella Kamie Lynn per un risultato carinissimo, canzone godibile e sognante. Buona anche Don't Cry, che chiude la standard edition prima del drammatico capitolo bonus track. Dr. Luke ci tedia con l'inutile Brightest Morning Star, dove tutto è assolutamente già sentito e scontato. Hold On Tight è un'altra canzone senza mordente che si trascina lungo un sound vecchio pre-Blackout ma senza sorprese. Chiude Now That I Found You, improbabile momento dance country che speriamo non venga perpetrato nei live né ricordato nella carriera della Santa.
In definitiva, più che l'album più personale di Britney, Britney Jean è una schizofrenica raccolta di pezzi molto buoni, un paio di canzoni ottime e qualche filler di troppo. Il tutto, accompagnato da una promozione come sempre sbagliatissima e pressoché inesistente, ha portato a un insuccesso commerciale abbastanza inevitabile che verrà ammortizzato dalle vendite della residence a Las Vegas. Ma al di là dei numeri, che poco ci interessano, eravamo stati abituati da Britney a sorprenderci anche quando sembrava che non avesse più nulla da dire: qui pare che anche la voglia di stupire sia venuta meno. Il disco cerca di andare sul sicuro e accontentare tutti: è sempre Britney e la amiamo, intendiamoci, ma i brividi dove sono?
La migliore: Passenger
Il singolone: Til It's Gone
La peggiore: Brightest Morning Star
Il voto: 6/10