prism, il nuovo album di katy perry: recensione

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In tempi in cui i produttori di puttan-pop sono diventati famosi quanto se non più delle sgualdrine pop stesse, Dr. Luke e Max Martin sono di certo i più in vista e prezzemolini di tutti: da Santa Spears a Ke$hatta, hanno benedetto col loro sound facile e di impatto più o meno la chiunque, finendo drammaticamente per appiattire, il più delle volte, il panorama musicale pop contemporaneo. Eccoli qua, in forma smagliante, alle prese col nuovo album di Kagna Perry, quello presentato come "la svolta", "l'album della maturità", "più dark" e via dicendo. Partiamo subito da questo: no. Prism non è né più dark né più maturo di Teenage Dream, la fabbrica di singoli per la quale forse Kagna sarà ricordata nei decenni a venire. Semplicemente, Prism contiene meno canzoni da ballare leccando chupachups, ma questo non ne fa un disco "maturo". Reality check numero uno: puoi bruciare tutte le parrucche che vuoi, ma questo non influirà sul tuo peso specifico artistico.
Sedici canzoni nella deluxe edition che sono tutte molto più simili tra loro di quanto non accadesse in Teenage Dream, che passava schizofrenicamente da un numero uno da classifica all'altro: ecco, di certo Kagna è riuscita per la prima volta a fare un album e non una raccolta di singoli, ma questo oltre a ritorcersi contro le vendite in classifica mette un po' a nudo la pochezza della sua visione artistica, se vogliamo dirlo pretenziosamente.
La ricetta messa su da Dr. Luke + Max Martin per la regina del pop made in USA è semplice: canzoncine spassose, ballad più o meno ben fatte, un pizzico di urban annacquato per non spaventare le famiglie, e via a ripetere.
Kagna finisce per evitare di crescere e ripetere il più delle volte se stessa: Legendary Lovers è la nuova E.T. così come International Smile è la nuova Teenage Dream con un po' di California Gurls. In mezzo ci sono le inivitabili rivisitazioni nineties di Walking on Air, le immancabili influenze funky di This Is How We Do e Dark Horse, momenti da domenica in chiesa come By The Grace of God e roba che starebbe bene nella pubblicità di assorbenti interni tipo This Moment.
Gente come Bloodshy, che in passato ha tirato fuori cose tipo Piece of Me di Britney e Like It Or Not di Madgezilla, per questo disco ci regala Love Me, totalmente inutile.
Questo non vuol dire che Prism non abbia i suoi picchi: Unconditionally, secondo singolo annunciato, è una ballad bellissima che spaccherà nelle chart. Birthday ha un ottimo vibe disco ed è sostanzialmente adorabile. Interessante Double Rainbow, che fa uscire dal nulla alcuni lievissimi accenni di euro (elettro) pop, così come Spiritual.
Insomma, non si può assolutamente dire che Prism sia da buttare o che non abbia senso di esistere: quello che preoccupa, e riprendo quanto detto in apertura, è che sia completamente un prodotto di chi l'abbia messo insieme e che non lasci intravedere abbastanza dell'artista che gli ha dato il nome. Il sottovalutatissimo Warrior di Ke$hatta, per dire, era prodotto dallo stesso team ma restava comunque un disco di Ke$hatta. Kagna Perry non ce la fa, non si impone, e se fosse andata diversamente avrebbe probabilmente dimostrato di essere cresciuta, almeno un po'. Così com'è, ha sicuramente confezionato un prodotto gradevole, un disco pop decisamente canonico. Se abbiamo deciso che è impossibile chiederle di più, non si può certo dire che abbia deluso.
La migliore: Unconditionally
Il singolone: International Smile
La peggiore: Love Me
Il voto: 6/10