popslut incontra beyoncé: pensieri sparsi sul the mrs. carter show

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L'incontro del pubblico italiano con la Signora Carter comincia con i peggiori auspici meteorologici: la pioggia al Mediolanum Forum cade battente quando arrivo in fila, non troppo presto a dire il vero. Ho preso i biglietti per il parterre nonostante a ogni concerto puttan-pop dica sempre la stessa cosa: "E' troppo faticoso, la prossima volta con le chiappe su una sedia". Però come dire, la tentazione di vedere Beyonciona da vicino era troppo forte per accontentarmi degli spalti. Quando arrivo al Forum, dicevo, la fila è già corposa e gli ombrelli aperti. Piove, e si dice ci sia gente in fila da mercoledì: tre giorni in attesa del posto in prima fila per vedere una delle (rare) tappe italiane di Sasha Fierce.
Nonostante non sia mattiniero, riesco a posizionarmi non troppo distante dal palco. Qualche ora di attesa e il Mrs. Carter Show inizia. La farò breve: quello che mi aspetta è uno show di altissimo livello. Un livello qualitativo semplicemente stellare, anche se non stiamo parlando di scenografie faraoniche o effetti speciali stellari: c'è il megaschermo, c'è il fumo, c'è il fuoco e ci sono le scintille. Ma sopratutto c'è lei, Beyonciona, bella di una bellezza che quasi ti ferisce gli occhi guardarla. E' una di quelle sgualdrine pop con le quali si crea l'effetto straniante di vedere una foto che si muove, un video che cammina, una versione tridimensionale di carta patinata e immagini meravigliose che boh, pensi sia solo merito di Photoshop. Invece è vera, Beyoncé c'è.
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Inizia bella emotiva ringraziando per averla aspettata sotto la pioggia, un po' sembra quasi che si commuova, tanto che ti chiedi: "Di già?". Poi, posseduta dal demonio del puttan-pop, inizia ad agitarsi e a scapocciare e a snocciolare una serie di mosse, passi e facce che non si può fare altro che guardarla estasiati. Il concept del concerto è chiaro, si ricrea quell'atmosfera di lei regina extralusso che abbiamo visto nelle immagini promozionali del tour. Ma c'è anche tanto spazio per le digressioni: il concerto, inutile negarlo, diventa quasi subito occasione autocelebrativa del mito Beyoncé. Senza un album da mettere al centro dell'attenzione, quell'occhio di bue se lo prende tutto lei, e anche se si sforza di sembrare/essere umana, la sua attitude da prima della classe viene subito fuori. Non che non lo sia, non che non possa permetterselo: ma per due ore, al Mrs. Carter Show, si celebra la magnificenza di Beyoncé senza se e senza ma.
Dà subito ordini: ora dite "Ah!", ora dite "Oh!", ora strillate, ora potete strillare meglio, ma insomma che cavolo e strillate come si deve, adoratemi, cantate, non riesco a sentirvi. Si asciuga la fronte con un panno e lancia la reliquia intrisa del suo sudore al pubblico, e viene da pensare che sappia benissimo che il fortunato che l'ha raccolta la incornicerà.
Chi vede in Beyoncé il proprio nume tutelare non può non esserne coinvolto: a qualcun altro, confesso anche a me in alcuni momenti, tutta questa perfezione arriva a tratti come difficoltà oggettiva a comunicare "da pari" con il pubblico. E' un po' come se Afrodite si esibisse per una folla di gibboni, non so come dire. I gibboni siamo noi.
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La scaletta copre tutta la sua carriera e non si può dire nulla alla varietà dei brani. Tornano anche le cover azzardate: dopo la Alanis Morissette dell'I Am... Tour ecco If I Were A Boy che incontra Bitter Sweet Symphony: forse un po' troppo, ma è niente in confronto alla varietà di emozioni che la quantità imponente di canzoni performate riesce a suscitare. Grown Woman, unico inedito di questo tour, è uno dei momenti migliori: la canzone è stupenda e si presta benissimo allo spettacolo, tanto che avrebbe potuto e dovuto essere un singolo.
Ma insomma, difficile lamentarsi della scaletta. Mi è apparsa un po' bizzarra la scelta di mettere lunghe pause praticamente tra ogni canzone e quella che la segue. Si spezza un po' il ritmo, anche se i video sono tutti bellissimi.
Il concerto finisce tra l'altro con Sasha Fierce a corto di voce, ancora provata dal malessere che qualche giorno prima l'ha costretta a cancellare una tappa di Anversa. Lascia che il pubblico la aiuti con Halo, poi saluta, ringrazia e se ne va (non senza prima aver presentato band e ballerine, praticamente un palco di sole donne). Che cosa resta alla fine del Mrs. Carter Show? Classe, eleganza, talento e dedizione al massimo: più che una donna una macchina. Che cosa lascia un po' di amaro in bocca? E' un'opinione del tutto personale quindi prendetela come tale, ma avrei sperato che anche lei fosse "umana" e che mi arrivasse un po' di più.
Comunque, un'esperienza da fare. Ovunque tu sia in questo momento, su uno yacht nel sud della Francia o cambiare il pannolino a Blue Ivy, grazie Beyoncé.
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