lotus, il nuovo album di christina aguilera: recensione

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Prima di iniziare a parlare di Lotus bisogna necessariamente spendere due parole su Bionic, il disco precedente di Christaccia. Fondamentalmente perché se le merita: disastroso flop commerciale che ha messo in discussione l'intera carriera della nostra eroina prima che il talent The Voice la riabilitasse, Bionic si porta appresso la palma di album più "incompreso" del decennio. Bistrattato all'uscita, è stato riabilitato solo molto dopo, tanto da rientrare nella top 200 di Billboard un anno fa, sedici mesi buoni dopo l'uscita.
Bionic, seppur non un capolavoro in toto, aveva il merito di rivoluzionare il sound della Aguilera con pezzi prodotti da Peaches, Ladytron, Le Tigre, Goldfrapp, e ancora con un duetto con Nicki Poraccj ben prima che costei diventasse il simbolo del male mainstream. Sembrava un po' "troppo" allora, è decisamente godibile adesso, ma comunque resta un insuccesso commerciale. E' per questo che Lotus si accolla addosso una responsabilità doppia, cercando di capitalizzare il successo televisivo della sua autrice negli ultimi anni, cercando di essere comunque innovativo e interessante per non sembrare un downgrade al pop più classico, cercando di non accodarsi alle mode del momento per cercare di vendere togliendo credibilità a Xtina.
E ora, domandiamocelo: Lotus è riuscito nei suoi intenti? Non in pieno. Ma resta il fatto che Lotus è allo stesso tempo un disco godibile, ben fatto, a tratti iconico e comunque nuovo nella carriera di TampaXtina. Potreste anche smettere di leggere qui, ma ovviamente c'è ben altro da dire.
Alex da Kid, Max Martin, Lucas Secon, Jamie Hartman, Aeon Manahan, Chris Braide: la lista dei produttori è ovviamente diversa e meno rischiosa di quella di Bionic, ma l'ottima Intro che apre il disco riprende chiaramente il discorso elettronico dell'album precedente per trasformarlo in un nuovo inizio. "Rise up lotus, rise, this is the beginning", canta Christina sentendosi un po' Enya e un po' Bjork, e colpendo dritta le orecchie di chi ascolta con una canzone che più che un'introduzione è uno dei veri e propri cavalli di battaglia del disco. Subito dopo inizia giustamente una bella parentesi grintosa, dove la diva attitude di Xtina emerge prepotente e si comincia a fare sul serio: Army of Me è un pezzo che dimostra come potrebbe essere una bella canzone di Katy Perry se Katy Perry sapesse cantare: dovrebbe essere senza dubbio un singolo.
Red Hot Kinda Love strizza l'occhio alle radio con un ritmo paraculetto. Non è uno dei migliori pezzi dell'album semplicemente perché è un po' banalotto, ma se la cava. Cee Lo Green aiuta Christina in Make The World Move, anche qui niente di particolarmente nuovo, anzi un pezzo tipico da cantare esaltandosi con gli "Yeeeeeeeeeeh" potenti di Christaccia.
Your Body in versione album continua a sembrarmi troppo lenta. Ottima, la trovo sempre potente e gradevole, ma il Martini remix avrebbe dovuto essere il singolo di lancio e punto, ecco. Let There Be Love inizia a mostrare la strada giusta per Lotus, che finora ha convinto a fasi alterne. Certo, dentro c'è tutto: Madonnaccia, Rihanna, David Guetta. Però va detto che tutto è mischiato bene. E' un potenziale singolo bomba da ballare come forsennati. Se Christina e la casa discografica non sbaglieranno tutte le scelte dei singoli, ovviamente.
“All I have is three million melodies to kill the hurt”, canta Christina in Sing For Me, figlia di Beautiful e di The Voice Whithin. C'è poco da fare: date una bella ballad a questa donna e la renderà speciale. Poi, quando siamo nello stato emotivo giusto, arriva Blank Page, scritta con Sia. E' un capolavoro senza se e senza ma, un altro pezzo strappacuore che meriterebbe un bel video tutto suo. Senza troppo cerone in faccia, possibilmente.
Con Cease Fire inizia la parte di Lotus che personalmente mi ha convinto e coinvolto di più. Una midtempo che cresce con ritmi quasi militareschi, per quello che a mio avviso è il miglior pezzo dell'album. Da cantare sotto la doccia o mentre spicciate casa facendo quante più facce drammatiche riuscite a fare. Bellissimo. Verrebbe da dire un po' che è la nuova Fighter.
Fortunatamente Xtina non si è dimenticata di regalarci una bella trashata supergay da ballare: Around The World potrebbe essere la sua fortuna se la trasformasse in un singolo. La sua versione del giro del mondo in ottanta scopate, dove finalmente torna a essere la bella volgarona che abbiamo imparato ad amare.
“Spin around in circles on my little middle finger” è il mantra di Circles, una canzone che si incolla al cervello ed esplode in schitarrate che non ti aspetti. Un brano puramente pop con un twist insolito e convincentissimo. Best of Me è forse, invece, il brano più trascurabile del disco. Tutto quello che poteva fare è già stato fatto poco prima da Cease Fire, ed è un filo troppo scontato.
La standard edition di Lotus si conclude con Just A Fool, ottima ballata country con Blake Shelton. Ma la deluxe ci regala subito dopo i ritmi nineties di Light Up The Sky, altra power ballad che mette in risalto le doti vocali di Xtina senza, ed è davvero cosa apprezzabile, troppi strilli che lampeggiano sotto la scritta: "Beccateve 'st'estensione vocale".
Empty Words ha un bel testo, anche se non è niente di speciale. Un'altra ballad, per un disco dove forse ce ne sono un filo troppe. Divertentissima Shut Up, un bell'omaggio finale agli haters, che raccoglie l'eredità di Back To Basics ma fortunatamente non lesina sulle parolacce. Bippate. A chiudere la deluxe c'è un remix inclassificabile di Your Body, che vi consiglio di non ascoltare neanche.
In conclusione: Lotus è rassicurante e su questo non ci piove, ma riesce anche ad essere coinvolgente e fresco. Non innovativo, capiamoci bene. Se vi aspettavate un disco che rivoluzionasse il puttan-pop contemporaneo preparatevi a una cocente delusione. Lotus è più che altro quel seguito di Stripped che non ci fu a suo tempo, quando passarono anni prima che tutto quello che potessimo avere fu un doppio CD di nonsense jazz et similia. Certo, c'è in Lotus tutta la maturità accumulata da Christaccia in questi anni. E infatti nonostante sia sempre lei, è comunque misurata, non strilla tanto per fare, è più sicura delle sue doti e dimostra ancora una volta di saper spaziare tra i generi. Lotus è senza dubbio il disco meno "connotato" della carriera di Christina, senza un filo conduttore così marcato come nei precedenti, per questo evidentemente più smerciabile. Ma non per questo privo d'identità, visto che è la perfetta bandiera di ciò che è la Aguilera, che non si mette a rincorrere le mode e non cerca a tutti i costi di essere qualcun altro per scalare le classifiche.
Non so se Lotus sarà un nuovo flop commerciale, ma senza dubbio permette a Christina di tornare a guardare a testa alta il mercato discografico, dimostrando che ha ancora molto da dire. Ecco, l'unica delusione che si può associare a un disco confezionato ottimamente, senza bassi clamorosi e con alcuni picchi davvero notevoli, è che c'è davvero poco che sia nuovo, dirompente o del tutto inaspettato. Ma è davvero poca cosa per una cantante, performer, se vogliamo persino attrice, che è stata data per spacciata un'infinità di volte e che adesso risorge dai fiori e bella in carne, manco fosse un'eroina botticelliana postmoderna.
Voto: 8-