
Su popslut non si parla di musica italiana, tranne rare eccezioni. Un po' perché sapete, sono assolutamente convinto che il pop in Italia non esista. La musica leggera è un'altra cosa, e può piacere per carità, ma a me non interessa.
Detto questo, recensire L'amore è una cosa semplice di Tiziano Ferro costituisce una di quelle rare eccezioni. E non perché da noi sia il disco più atteso della stagione, né perché in fondo Tiziano è l'unico vero artista internazionale che abbiamo, con un passato davvero pop alle spalle e alcune tentazioni in questo senso anche oggi. E neppure perché questo è il primo album dopo il coming out, il che da solo autorizzerebbe a farsi spingere dalla curiosità di ascoltarlo.
No: parlo di L'amore è una cosa semplice perché l'ho trovato un disco intenso, ben fatto, raffinato, genuinamente bello per la maggior parte della sua durata.
Il disco esce oggi e in giro si legge che è il più debole della carriera di Ferro, che sorprende poco, che rinuncia alle vibrazioni black e two step e quindi è un passo indietro. Sbagliato: Tiziano poteva giocare a fare Craig David qualche anno fa, ma non è un mistero che quel tipo di musica sia morta e sepolta anche in patria.
E' per questo che Tiziano, intelligentemente, ha deciso di avere ancora qualcosa da dire con canzoni più profonde, decisamente meno immediate, spesso sorprendenti. Partiamo da Paura non ho, scritta da Irene Grandi, che prende un ritmo sanremese al sapore di Claudio Villa per un effetto rétro eccezionale. O ancora Troppo buono, dalla struttura incredibilmente classica, ma usata per parlare però di omosessualità negata a se stesso.
Ci sono molte citazioni colte e echi lontani nel disco, dalla malinconia alla bossanova di TVM, eccezionale, allo swing di Quiero vivir con vos. Creare qualcosa di nuovo con qualcosa di classico è stata una trovata molto pop da parte di Tiziano, ed è apprezzabilissima.
Non che tutto il disco sia così: Hai delle isole negli occhi è il tipico soul, L'amore è una cosa semplice la tipica ballatona drammatica, La fine la cover (di Nesli) della quale non avevamo bisogno.
Smeraldo è il singolo annunciato dal ritmo facile, ripreso a fondo album dalla versione inglese, Karma, featuring John Legend. Purtroppo in entrambi i casi la canzone si rivela la meno convincente del disco, non fosse che per il ritornello piuttosto insopportabile.
Mi piace La differenza tra me e te, il primo singolo, un pezzo che cresce, e apprezzo molto la reprise di 111 con Interludio: 10.000 scuse, che riprende la vecchia canzone quasi a voler chiudere i conti col passato.
L'ultima notte al mondo strizza entrambi gli occhi ad Adele, ma più in generale è un'ottima ballad depressiva alla Ferro.
...ma so proteggerti ci mostra un Tiziano in salsa di Maialah Carey, testo tristissimo ma ottima vocalità e giochi tra bassi e acuti. Per dirti ciao! è un filo inutile, riempitivo.
In definitiva: bravo Tiziano. Un disco della maturità, volutamente privo di canzoni troppo facili, che ci sono ma avrebbero potuto essere molto di più. Bravo anche per i testi, ottimi, davvero ottimi, avviluppati tra depressione pre e post coming out. Piuttosto drammatica l'abilità con la quale vengono evitati praticamente sempre pronomi e desinenze, per non connotare mai sessualmente le canzoni, ma insomma: questo già ha fatto coming out in Italia, non chiediamo troppo.
In generale: bravo ancora a Tiziano per aver messo su un disco raffinato, con pochissimi scivoloni, per nulla facile e scontato.
Voto: 8