britney prende a cinghiate i figli? i fan dicono basta


Di solito di fronte ai gossip ridicoli e assurdi, nonché illatori e infamanti, lascio correre. Di solito non mi intrometto nemmeno in beghe da fan club per questa o quella artista, visto che nonostante le tante critiche qui cerco di essere super partes, prendendo per il culo chiunque.
Ma ieri è stato commesso un grave peccato mortale secondo lo Spearsanesimo, quindi ho deciso di fottermene dei di solito.
Ricevo e volentieri pubblico questo editoriale, che non ho composto io ma (stranamente) trovo davvero ben scritto e sostanzialmente giusterrimo.


La punta di un iceberg

La politica del Britney Fans Club è da sempre quella di portare ai visitatori le ultime notizie su Britney Spears incentrate sull’ambito musicale/professionale. La vita privata di Britney Spears è una tematica sulla quale quasi mai teniamo a pronunciarci perché ritenuta da noi dello staff di importanza secondaria. Non è così per altri siti che si occupano di Britney e di musica, né tantomeno per i mezzi di informazione nel web, su carta, in tv, che alla prima occasione non esitano a raccontare l’ultimo episodio delle Avventure della “Popstar abbonata allo scandalo,” della “Regina del Trash senza capelli che si veste sciatta e mostra i suoi chiletti di troppo.”
Ieri è stato pubblicato dai tabloid britannici un articolo su Britney che non teniamo a riportare, basato su pure illazioni, che solo oggi sono state smentite dai servizi sociali. In Italia ovviamente i giornalisti non hanno aspettato e Libero (sul web) e Studio Aperto (in tv) si sono precipitati a raccontare il fattaccio. Per non rischiare di far passare il nostro abituale silenzio a riguardo per omertà, questa volta noi dello Staff abbiamo deciso di reagire.

Siamo ormai consapevoli di come funziona il sistema Britney in Italia: additarla di continuo e, quando capita, parlare male della sua musica. Nel primo caso, già dieci anni fa i giornalisti vedevano soltanto la Lolita con le tette di plastica; dopo i fatti del 2007 metà delle radio italiane ha smesso di trasmettere le sue canzoni, come se volessero evitare di diffondere il suo cattivo esempio. Per quanto riguarda il secondo caso, ecco uscire fuori ad ogni occasione gli immancabili puristi cresciuti a pane e Woodstock che dall’alto della loro pluriennale esperienza condannavano il suo ultimo singolo con la voce sintetizzata al computer e il suo ultimo concerto tutto in playback. Eccoli, i due lati di noi italiani: prima onniscienti e poi volgari, prima sul piedistallo e poi in mezzo all’immondizia; sempre giudici e ubriachi di gossip. Non c’è da stupirsi poi (a prescindere da ogni considerazione politica) se i telegiornali sono sempre più pieni di notizie frivole, come l’ultimo calendario di Elisabetta Canalis o il menu della cena dell’ultimo G8. Studio Aperto ha fatto di queste “notizie” il suo cavallo di battaglia, e se le cose non sono ancora cambiate è perché, purtroppo, c’è molta gente che lo segue, gente che magari in pubblico non lo ammetterebbe mai. Il trattamento riservato a Britney Spears, in fondo, è solo la punta di un iceberg.
Il problema, tuttavia, non è solo nei media, ma anche nell'opinione pubblica che viene completamente manovrata da quanto viene detto da loro. In materia di mondo dello spettacolo, una voce di corridoio, reale o infondata che sia, diventa subito verità divina. Mia Martini portava sfiga? Michael Jackson era pedofilo? Loro ci hanno rimesso la pelle. E tutto questo perché molti spettatori, molti lettori hanno perso il loro senso critico, prendono per assodata qualunque cosa. È un problema sociale. In questo contesto, la presenza di Internet dovrebbe fornire uno strumento utilissimo per confrontare tra loro più campane e per permettere di formulare un’opinione; purtroppo, anche Internet spesso viene usato male.
Cosa fare, dunque, di fronte all’episodio che si è verificato? I fan di Britney Spears hanno una reputazione, in Italia, più o meno allo stesso livello della cantante. Scrivere un’email piena di turpiloqui e cori da stadio non contribuisce certo a toglierci questa etichetta di dosso. Condividere su Facebook l’articolo di Libero o il filmato del servizio incriminato di Studio Aperto contribuisce solo a fare il gioco delle redazioni. Se vi è piaciuto quello che abbiamo scritto, fate leggere questo editoriale ad altre persone; e se volete rivolgervi ai media, fate un bel respiro prima di cominciare.