lunedì 9 giugno 2008

l'orgoglio del pride


E' stato un weekend incredibilmente lungo. Sembra che tutto sia uguale a se stesso per mesi, e poi in tre giorni impari tante di quelle cose che la mente rischia di andarti in palla. La lezione più grande, e questo giuro che non me l'aspettavo, l'ho avuta dal Pride. Naturalmente, già prima del pomeriggio di sabato ero assolutamente convinto che manifestare per i propri diritti in questo modo fosse giusto. Al di là dei ditini puntati in modo un po' grossolano, ci sta tutto: persino i carri con la disco e persino le trans che mostrano il silicone. E' un argomento vecchio quanto il mondo: non siamo tutti uguali, ma siamo una famiglia, cacchio. Vogliamo bene anche a chi rischia di farci fare brutta figura.
Ma quello che mi è arrivato, circondato dalla folla, non è stato un messaggio politico. No, questa volta no. Non mi interessava immaginare il numero e ridacchiare su quanti zeri avrebbe tolto la questura: mi è bastato guardarmi intorno e pensare che eravamo tanti.
Ma tanti davvero. E tutti con le stesse richieste. Magari qualcuno solo per fare presenza, e magari qualcuno senza nemmeno sapere bene che cosa chiedere. Ma comunque lì, pronto a scendere in piazza. La vita non è fatta (solo) di individui e non è fatta di monadi: questo l'ho imparato sulla mia pelle, tentando negli anni di convincermi del contrario. Ripeto, eravamo tanti. E saremo tanti a Bologna. E saremo tanti a Catania, a Biella. Ogni epoca ha le proprie battaglie, ogni minoranza prima o poi decide che è ora di smetterla di farsi trattare da diversi: far sapere di essere tanti rende le cose evidenti. Non mi importa del conservatore del cazzo (se l'ha conservato) che segue le ideologie ristrette di qualcuno ancora più ristretto: mi importa della signora di ottantanni che guarda il Pride dalla finestra e pensa che siamo tanti. Mi importa delle famiglie coi bambini che sfilano in mezzo a lesbiche e gay, e pensano che siamo tanti, e magari sono lì perché sono radical chic ma cazzo, ci sono. Mi importa persino dei discorsi accorati di un Vladimir Luxuria o di un Grillini: condivisibili o no, di fronte alla causa comune c'è solo da supportarsi.
La strada è lunga, complicata. Devono cambiare le teste ancora prima delle leggi. Ma ne sono convinto: come oggi ci guardiamo indietro e troviamo assurdo che in un paese civilizzato le donne non potessero votare o le persone di colore dovessero sedere in fondo a un autobus, ci sembrerà assurdo che parte della popolazione non avesse gli stessi diritti di quel marasma indefinito chiamato "famiglia tradizionale". Il nostro è un paese lento, comatoso, opportunista, involuzionista: ma il cambiamento arriva sempre, prima o poi. E nessuno può fermarlo da un tavolino, da un'aula di Parlamento, da un concilio: io questo lo sospettavo, ma non lo avevo mai sentito così vivo e vivido nell'aria, nelle persone accanto a me.
Ho seguito lunghi tratti del Pride di sabato in silenzio. Certo, ogni tanto ridevo e scherzavo con i miei amici. Ma volevo riflettere. Fare in modo che non fosse solo una passeggiata. Guardarmi intorno. Ascoltare. E credo di aver imparato tanto, credo di avere davvero voglia di fare qualcosa di più per la mia gente. Suona così antico, "la mia gente". Ma bisogna dirlo, proprio perché un giorno non ci sia bisogno di dirlo più.
Concludo lo sproloquio con un piccolo trionfo che mi sono portato a casa dal Pride: la mattina dopo, bevendo il caffè, ho discusso costruttivamente e pacificamente con mia madre, a lungo. Abbiamo parlato di diritti, del bisogno o meno di manifestare, di civiltà, di laicità, di progresso, di uguaglianza. Senza essere d'accordo su tutto ma ascoltandoci e rispettandoci, da genitore a figlio gay, consapevole e fiero di esserlo. E per me, questa è già una vittoria.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

IO TI A M O! Voglio invecchiare con te e pretendo anche la lapide in comune... LOVVOTI

Fashion Guru ha detto...

Sarebbe meglio dire: da genitore a figlio. è bellissimo ciò che hai scritto e credo davvero che l'importante sia confrontarsi e conoscersi e la voglia e la curiosità, nonchè il rispetto nel farlo. Per il resto, non si è gay, etero o altro: si è semplicemente delle persone, con la voglia di crescere, di esserci, di manifestare le proprie idee e di esprimersi, con il sacrosanto diritto di crescere e di migliorare e migliorarsi. Mi basta trovarmi bene con una persona, riuscire a comunicarci, magari anche esprimendo idee diverse, il resto non conta. Un bacio.

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