E vabbè, siamo in ritardo anche questa settimana, ma almeno abbiamo un'intervista che scotta! Quello che vedete nell'immagine da perfetta Ragazza MySpace è Giacomino in arte Mino, che dichiara 22 anni. Il suo MySpace è questo e devo dire che il ragazzo sta fuori come le parabole di Sky. La cosa che ho preferito sul suo blog è il video di sua sorella, che reinterpreta il pausiniano Tra te e il mare con una poeticità che definirei struggente se solo mi fossi fatto di crack.

Bene, ma bando alle cinciallegre e lascio spazio all'intervista. Quanto so' Marzullo. In bello.

Presentati, e di' tutta la verità.
Giacomo, 22 anni, originario di Lodi ma vivo a Milano per motivi di studio. Studio regia e produzione audio video. Che dire di me? Sono dolce, estroverso, all'inizio molto timido, sono uno Scorpione quindi gelosissimo e rompicazzo e quando ci vuole anche stronzo.
Amo il pop e l'R&B e sono un superfan della Pausini e di Britney.
I miei eroi sono Domenico & Stefano (non metto i cognomi perché non voglio che mi dite che sono una cula persa) e i miei hobby sono moda, cinema, fotografia, musica e concerti.

Quanto tempo passi in rete? A fare che?
In rete ci sto molto... cosa faccio in rete?? Ehhhmmmm dunque... guardo le notizie musicali, aggiorno il mio blog, guardo gli Space di altri ragazzi (in poche parole non mi faccio i cazzi miei... ehehehh), guardo video riguardanti i miei studi.

C'è chi dice che MySpace sia lo strumento del demonio. Sei d'accordo?
No assolutamente no... Per me è una figata! Puoi far vedere la tua personalità attraverso foto, canzoni che metti e da come lo personalizzi!

Non credi che il 90% dei blog che ci sono sia inutile?
Sì ma e' questo il bello... mi piace leggere stronzate sui blog... Il mio ne è pieno! Ahahahah!

Qual è la frase che proprio non deve dirti uno che vuole rimorchiarti in rete?
Diciamo che io non sono un ragazzo che cerca una botta e via e mentre chatto chiarisco 'sta cosa e certe persone non lo capiscono, e dopo 2-3 volte che dico 'sto fatto, ti chiedono: "Hai foto del culo?"o"Ti va di scopare per conoscerci stasera?".

Sei in cima a una torre, e devi buttare giù Madonna o la Tatangelo. Chi scegli, e perché?
BASTARDOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!! Ehehhehehehe difficile questa domanda... dunqueeeeeeee... Prima di tutto chiarisco che Madonna è la queen e non amo tutti i suoi album e NON sono un fan della Tatangelo, anche se mi piacciono le sue canzoni e vado hai suoi concerti ed è una gran figa... Mi spiace per Anna ma butto giù lei per due motivi:
1) Anna ha ancora molto da imparare.
2) La Madonna Nuova cioe' da Music a oggi mi piace molto.
2) Madonna è Madonna... e' ovvio che se mi chiedevi "Chi butti giù tra Madonna e Britney o Laura?" buttavo giù Madonna.

E noi ancora ci preoccupiamo dei transessuali e delle bestemmie al Grande Fratello? Incredibili novità nell'edizione australiana dello show, quest'anno: un solo, gigantesco letto per tutti e una concorrente nana che balla la danza del ventre. No, non sto scherzando: c'è davvero un solo letto.
Insomma, la nana (ma non nel senso che è bassa: è proprio
una nana) si chiama Rima, ha 24 anni e nella vita fa sul serio la ballerina del ventre. Come se non bastasse, è già esploso uno scandalo perché sono state trovate delle sue foto di nudo integrale in giro per la rete.
Ora, voglio dire, a tutti piacciono gli Oompa Loompa. Ma io non vorrei mai vedere un Oompa Loompa che fa la mignotta in TV. Sono troppo antico?


Di primo acchitto può sembrare una segretaria sfigata che ha deciso di mettere un paio di scarpe che non può permettersi. Invece è solo Ashley Olsen che di colpo ha compiuto 42 anni.

L'immensa Robyn lancia il suo album in America, dove aveva già debuttato anni fa, e per l'occasione tira fuori un nuovo video di Cobrastyle. Pezzo grandioso, ma perché a ogni lancio in una regione diversa questa ricomincia da zero coi video e tutto? Che strategia commerciale è? Ma soprattutto, perché le sopracciglia di Robyn sono sempre più inquietanti?
E poi, Robyn mia, Perez Hilton come guest star nel tuo video? Che poracciata è, quella cicciona pettegola schifosa? A questo punto potevi chiamare me. Ancora una volta, mi trovo d'accordo con il grande Chris Crocker.


Non c'è niente da fare, i musi gialli ne sanno sempre una più del demonio. Dal Giappone un rimedio infallibile per calmare all'istante i marmocchi che piangono disperati. Pare che funzioni anche con i bambini normali, non solo quelli giapponesi.
Io non ho capito benissimo il procedimento ma me ne frego, non devo calmare nessuno.

Di lui, nato a Genova ma lanciatissimo oltreoceano, ho già parlato qui e qui, e ho notato che ha riscosso parecchio successo. Chissà come mai. Nel frattempo Ciao, il film indipendente (e a tematica gay) del quale è protagonista e del quale ha co-scritto la sceneggiatura, continua a riscuotere successo e si prepara a una distribuzione più corposa negli Stati Uniti. Chissà che prima o poi non arrivi anche da noi. Questo è il profilo Friendster di Alessandro, qui c'è il suo sito.
In fondo al post, dopo le foto d'ordinanza, un video da non perdere: Alessandro parla con un amico di pezzi di fumo da settanta euro, pompini da Vin Diesel e sesso con Tom Cruise cinque minuti prima che la Terra esploda. Quest'uomo è oltre.














Sono mortalmente in ritardo con una consegna di lavoro, eppure questo video mi ha ipnotizzato. E' "solamente" Amy che aspetta che la servano in un McDonald's di quelli dove resti in macchina. E' con un'amica e delle bambine, mentre i paparazzi la fotografano e alcune persone le chiedono un autografo. Alla fine compra persino un cheeseburger per i paparazzi, e bacia delle signore che le fanno i complimenti.
In questi pochi minuti, però, cambia umore circa seicento volte, biascica cose sconnesse, si muove a scatti, ha uno sguardo tremendo. Inquietante.

E questo sirenetto chi è, direte voi? Trattasi di Robert Buckley, star in ascesa dei telefilm (già in più di una scena bollente di Lipstick Jungle, dove interpreta Kirby), nato nel 1981 in California. Attualmente è alla Hawaii per girare un film con la mitica Heather Locklear, che potete vedere in una foto insieme con Robert e il suo Jack Wagner: la grande coppia Amanda e Peter di Melrose Place sopravvive anche nella realtà. La vita non fa poi così schifo.









Su questo blog non si fa politica, perché la politica è una cosa seria. Ma su questo blog non riesco a tacere quello che provo, e oggi provo vergogna, imbarazzo, preoccupazione. Questa è la mia città. Questa è la gente, fortunatamente solo una parte, che ieri sera festeggiava l'elezione di Alemanno a sindaco di Roma (da Repubblica.it).
L'ignoranza è una delle forme di violenza più devastanti, più crude. Questo cerchiamo di ricordarcelo, mentre inneggiamo alla sicurezza.

Ho fatto bene ad aspettare. La recensione di un nuovo disco di Madonna non è mai una cosa semplice, soprattutto quando sei portato per via del DNA ad alzarti e applaudire per qualsiasi cosa lei faccia. E così, mi sono preso il mio tempo e ho ascoltato Hard Candy tante di quelle volte da sentirmi male. E in tutti i mood possibili: triste, allegro, sotto flirt, sotto alcol, sotto altro, in motorino, alle sei di mattina... Insomma, in meno di una settimana ho fatto questo album mio, e ne sono uscito con una visione di insieme ben chiara, e abbastanza soprendente dopo le mie prime dichiarazioni d'amore nei confronti del CD.
Prima di parlare delle canzoni, però, vorrei parlare di Madonna nostra: ovviamente sappiamo tutti che è una trasformista eccetera eccetera, ma io trovo che qualcosa sia profondamente cambiato, negli ultimi anni. Questi ultimi album di Madge hanno significato una maschera per lei. Un vero e proprio atteggiamento, da riversare completamente tanto nelle sue uscite pubbliche quanto nella musica. Ne sono venuti fuori lavori a mio avviso troppo omogenei e troppo recitati, dove tutto è studiato al millimetro e non sono ammesse divagazioni. Confessions era così. Un gran bell'album di musica dance, ma troppo compreso nel suo ruolo. E Hard Candy non torna assolutamente indietro. Indietro ma nemmeno poi troppo: ai tempi di un American Life, per esempio. Lì Madonna ha davvero sperimentato per l'ultima volta, con un'attitudine che non era decisa a tavolino con i produttori ma che suonava piuttosto come "sono Madonna, e faccio come mi pare". Magari non perfettamente, ma con personalità.
Tuttavia, sbaglia chi dice che con Hard Candy Madonna abbia preso la strada dell'hip hop per adolescenti. Madge non si è messa a copiare Nelly Furtado, fortunatamente. Si è piuttosto inventata un personaggio atipico. Una sorta di fly girl uscita dagli anni '90 ma incredibilmente distaccata, che non fa la miciona con il rapper grasso di turno mentre gorgheggia versi improbabili. Quanto piuttosto una che arriva, ferma la festa e dice: "Piantatela di fare la vostra musica. E se proprio volete farla, vi faccio l'immenso favore di farvela fare a modo mio".
Hard Candy è così: hip hop e urban pop passati al tritacarne, con tanta voglia di fare casino ma soprattutto con la pretesa di far emergere Lei, solo Lei, che vuole farci saltare le sinapsi mettendosi in equilibrio tra i catenoni e la classe dei tempi di Evita.
Ogni tanto ci riesce: vedere Timbaland fare le cose è la Madonna è un bel trip, senza dubbio, e il risultato è una bella caciara pop anni '90 mischiata agli "Yo". Ma il progetto Hard Candy è troppo focalizzato su una sola dimensione per toccare altre corde, troppo rigido per andare oltre i primi ascolti, francamente entusiasmanti. Si balla, si ballerà, ma a parte un paio di pezzi davvero ottimi è del tutto privo di brani entusiasmanti. Quasi completamente privo di cose che entreranno nella storia di Madge: troppo presa dalla parte che ha deciso di interpretare, Madonna è diventata M-Dolla, e tanti saluti alla coerenza.
L'album parte bene: Candy Shop è rimasta inalterata rispetto alla versione fatta circolare mesi fa, e resta il pezzo più genuinamente urban dell'album. Senza troppa sperimentazione, Pharrell porta a casa il compitino e Madge canta senza pretendere troppo dalle proprie corde vocali, con tanto di vocina anni '80, decisamente perfetta in un ritmo sufficientemente ipnotico. Anche il testo è accettabile, in un album nel quale le lyrics sono assolutamente banali come da tradizione hip hop all'acqua di rose.
Su 4 Minutes mi sono già espresso, e continua a non piacermi. Fa rumore, è perfettamente costruito intorno al duo Madonna Justin, ma è davvero troppo debole per rimanere impressa. Che ci venga somministrata dodicimila volte al secondo da radio e TV non è sufficiente, e nessuno pretende che ogni singolo d'esordio di un album di Madge sia Hung Up, ma dare chiavi in mano a Timbaland un brano per vedersi consegnare un pacchetto uguale a milioni di altre cose già sentite non è stata una buona idea.
Del pezzo successivo, Give It 2 Me, posso solo dire che mi ha fulminato al primo ascolto: inizialmente l'ho preferito a tutti gli altri, per poi cambiare idea, ma ancora adesso credo che sia davvero un capitolo riuscitissimo di questo lavoro. Qui c'è davvero tutto: un sound coinvolgente, un'interpretazione ottima, elettronica che si fonde a un beat decisamente rétro. Assolutamente singolo, ottimo.
Heartbeat inizia a scoprire le magagne di questo CD: al primo ascolto ricorda qualcosa, al secondo ne hai la certezza. Kylie Minogue. Troppo, senza giustificazioni. Poco originale, poco incisivo, viene interpretato in maniera scazzatissima e ha un testo ridicolo. E' pop di bassissimo livello, che ti aspetteresti di trovare nel nuovo album di Victoria Beckham, se solo decidesse di farne un altro (ma ti prego Victoria, NO).
Quando iniziano le chitarre di Miles Away si comincia ad avere paura: Madonna con le chitarre o imbrocca il pezzo, o ne esce fuori una cosa disastrosa. Qui possiamo dire che se la cava: il tutto è abbastanza intimista e il ritornello è accattivante, ma non è nulla che Jennifer Lopez non avrebbe potuto cantare a occhi chiusi, allattando.
She's Not Me è un altro dei pezzi che promuovo appieno di quest'album. Con una fusione perfetta tra '70s e urban non è certo niente di originale, ma è assolutamente divertente. L'interpretazione, anche qui rigorosamente à la Evita, rende il tutto ironicamente drammatico, nella speranza che sia voluto. Sul finale dà di matto, la canzone non finisce mai, ma è un bel caleidoscopio di gayness. Riuscita.
Incredible è tutto fuorché incredibile, ma mi piace molto il sound ipnotico, semplice e comunque d'effetto. Con tutta probabilità questo è lo sleepy hit dell'album, che cresce piano piano fino a quando non chiederemo tutti a gran voce che diventi un singolo. E' persino sexy, il che per un brano di Madonna ormai è abbastanza inusuale.
E qui veniamo al mio pezzo preferito in assoluto in Hard Candy, la nuova, scintillante, entusiasmante versione di Beat Goes On, primo brano uscito fuori quest'estate ma a quei tempi completamente diverso da così. Questa canzone, in duetto con Kanye West, cresce di secondo in secondo fino a completare il perfetto cerchio della commistione tra urban pop e Madonna pop. Ossessiva, rappata e cantata allo stesso tempo, con un ritornello tanto semplice che ti entra nel cervello fino a farlo suo. Prova che Kanye West sicuramente è meno rincoglionito di Timbaland, Beat Goes On è decisamente l'eredità che questo album lascerà alle generazioni future, e si colloca persino nella mia top ten personale di brani madonneschi.
In Dance 2night torna Justin, e il risultato è decisamente migliore di 4 Minutes. Sembra di essere tornati di colpo ai tempi di Bedtime Stories (voglio dire, Human Nature era terribilmente avanti rispetto a questi pezzi, ed era lo stesso genere), ma è un discreto brano dance con citazioni '80.
Su Spanish Lesson non mi dilungherò troppo. Madonna è una delle tante che non ha capito che se ti dice bene con una canzone spagnoleggiante, poi non devi farne mai più. O diventerai ridicola. Lei avrebbe dovuto fermarsi a La Isla Bonita come Paola e Chiara non sarebbero dovute andare oltre Vamos a Bailar (ma loro avrebbero dovuto proprio sparire), e invece no. Questa canzone potete saltarla senza nemmeno averla mai ascoltata e la vostra salute mentale ne guadagnerà.
Devil Wouldn't Recognize You, ma noi sì: sei Justin con la voce di Madonna. Questo pezzo è totalmente Timberlake ultima maniera, troppo What Goes Around, ma se non vogliamo attaccarlo per la mancanza di originalità, ci ritroveremo comunque con un brano affascinante e ben costruito.
Hard Candy si chiude con Voices, che come ho giustamente letto da qualche parte è il classico brano che non c'entra nulla col resto dell'album, tipico di ogni uscita madonnesca. Qui il tono da "vi faccio un piacere" tocca vette inesplorate. Dovrebbe essere una ballad elettronica dalle pretese drammatiche, invece è scazzo puro.
In definitiva, il bilancio di Hard Candy è questo: due brani decisamente ottimi, almeno tre più che discreti, il resto drammaticamente trascurabile. Nell'insieme, e questo è importante, è comunque un album terribilmente immediato e coinvolgente. Durante i primi ascolti lo adorerete letteralmente, non potrete pensare ad altro, ma poi tutto cadrà alla prima distrazione. Potremmo dire che Hard Candy è un album troppo superficiale per restarvi incollato addosso, ma che flirterà con voi il tempo sufficiente per farvi divertire. Parecchio.
Voto: 6

Nuove frontiere della sfiga: Shia LaBeouf, l'uomo che si ubriaca con una Coca Cola, crolla stordito nella zona VIP (nota parte borderline di qualsiasi evento) al Coachella Festival. Doveva aver mangiato troppe Tic Tac, troppo in fretta.

Un altro film indipendente che vorrei vedere. Anche perché parla dell'argomento che preferisco di più sulla faccia della Terra: surfisti gay. I surfisti gay sono un buon motivo per svegliarsi la mattina, quindi perché non distribuire anche da noi questa storia di amore, aspirazioni e rinunce? E surfisti gay?
Si chiama Shelter ed è diretto da Jonah Markowitz. Qui, su Sant'IMDB, trovate tutte le info.


Ed eccola qua la nostra Mimi: un paio di sere fa, al Tribeca Film Festival, si è premurata di agitare la mano con moooolta enfasi, onde mostrare al mondo il suo nuovo brillocco. Quello che tutti si chiedono, però, non è con chi si sia fidanzata Mariah, né quanti miliardi di dollari costerà il matrimonio. No, la domanda che attanaglia il mondo è un'altra: quanto bisogna essere idioti per mettersi un cerotto di Hello Kitty a cinquant'anni?

Ma tu pensa. La piccola Miley Cyrus è comparsa coperta solamente da un lenzuolo sul Vanity Fair americano. Ricordiamo che la dolce Hannah Montana ha solo 15 anni. La bimba si è detta assolutamente "sconvolta" da come la foto scattata da Annie Leibovitz sia stata usata sul giornale. Lei, poverina, aveva preso parte a un servizio più ampio ed era fermamente convinta che si trattasse di una posa artistica. Miley si è detta triste e dispiaciuta per i fan, mentre la sua casa madre, la Disney, ha accusato Vanity Fair di aver manipolato un'adolescente.
Dunque. A parte che Vanity Fair dovrebbe vergognarsi, visto che Miley non è solo una minorenne ma è anche assolutamente mostruosa... Che cosa cacchio credevi che accadesse a metterti un lenzuolo sulle tette e a farti fotografare, ragazzina ritardata?

UPDATE: che cosa poteva esserci di peggio di una quindicenne che fa la sexy tra le lenzuola? Semplice, una quindicenne che fa la sexy tra le braccia del padre (Billie Ray Cyrus, in foto con la figlia sempre nel servizio di Annie Leibovitz). Premio pessimo gusto a Vanity Fair e menzione speciale alla Disney per continuare a sfornare sgualdrine a ritmo impressionante.

Quale modo migliore per concludere la giornata? Ecco a voi una galleria esaustiva su Josh Ohl, della scuderia All American Guys. Un manzo apocalittico del quale mi ha colpito soprattutto il sorriso, come potete notare nella prima foto. Molte altre immagini potete trovarle qui.
Però, posso farvi una domanda? Voi come vorreste le nostre gallery? Vi piacciono così come sono? Ci sono troppi manzi o supermodelli? Il vostro tipo qual è? O magari le gallerie non le vorreste affatto (seh, vabbè)? Mi piacerebbe sapere che ne pensate: io stavo riflettendo sul fatto che sarebbe bello esplorare nuove tipologie d'uomo nelle nostre modeste paginette, ma vorrei la vostra sincera opinione. E su, e muovetelo 'sto ditino, lasciate un commento!