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e con il ritorno di lizzie mcguire, la disney ha vinto tutto


Quando stai per lanciare un servizio di TV in streaming con il chiaro intento di fare fuori Netflix, chi chiamerai? Ovviamente Hilary Duff, che domande sono?
Pronta ormai a fare remake e reboot di qualsiasi cosa sia mai passata sugli schermi, alla casa di Topolino hanno deciso di trasformare Lizzie McGuire in una serie su una giovane trentenne (pe’ gamba) che non ha mai visto la sua carriera decollare, e che quindi superati i trenta continua a parlare con la sua amica immaginaria fatta a brutto cartone animato degli anni ‘90.
Il nuovo Lizzie McGuire, presentato ieri in pompa magna al D23 Expo, sarà una delle serie di punta di  Disney +.
Trovo molto giusta questa scelta nelle alte sfere. Avrebbero potuto fare una nuova serie di Hannah Montana, un nuovo Mickey Mouse Club con Christina e Britney, financo un All Stars con Demi Lovato, Selena Gomez e i Jonas Brothers. Ma loro no, hanno puntato direttamente alla numero uno.

mulan collaborazionista: dalla parte della polizia a hong kong, scatena il #boycottmulan


La Mulan del nuovo live action Disney sarà anche etnicamente accurata, ma questo non le vieta di essere una grandissima stronza.
In queste ore è diventato virale l’hashtag #BoycottMulan: l’attrice protagonista Liu Yifei (che si fa chiamare anche “Crystal”, e non sto scherzando) ha esternato sul social cinese Weibo, dove ha 65 milioni di follower, il suo supporto alla polizia di Hong Kong contro i manifestanti che da settimane chiedono democrazia.
Condividendo una pagina del Partito Comunista cinese, Crystal si mortifica per le proteste a Hong Kong, che pure invece denunciano una situazione disastrosa per le libertà civili. In chiusura, Mulan ha anche aggiunto l’hashtag IAlsoSupportTheHongKongPolice con l’emoji di un cuore.
Il tutto, come in molti fanno notare anche da questa parte del mondo, cozza con il fatto che Liu sia naturalizzata statunitense, e quindi faccia più presto lei a parlare di quanto il suo film flopperà al botteghino.

bh 90210, ecco quanti soldi hanno preso gli attori per riunirsi


Un’ottima appendice a quanto detto nello scorso post, nel quale recensisco il ritorno di Beverly Hills: ma alla fine, quanti soldi hanno preso ‘sti quattro disgraziati?
Ebbene, se davvero vogliamo passare il Ferragosto a fare i conti in tasca a Donna Martin, l’Hollywood Reporter rivela che Jennie Garth, Tori Spelling, Gabrielle Carteris, Shannen Doherty, Brian Austin Green, Jason Priestley e Ian Ziering guadagnano 70 mila dollari per ciascuno dei sei capitoli della miniserie, per un totale di 420 mila dollari a capoccia.
Ma non finisce qui: Jennie e Tori, anche produttrici, hanno preso 15 mila dollari in più a episodio. Jason Priestley, dal canto suo, si è preso 46 mila dollari extra per aver diretto una delle puntate.
In verità, si tratta praticamente di una miseria. Per capirci, le star di Will & Grace sono state pagate 250 mila dollari a episodio per il revival. Justice for Donna!

bh 90210, o il labile confine tra cagata e colpo di genio (contiene spoiler)


Se avessi dovuto esprimere le mie impressioni subito dopo aver visto la prima puntata di BH 90210, avrei esagerato come al solito gridando al capolavoro. Ho preferito piuttosto pensarci qualche giorno, tanto per mantenere alta la qualità media delle mie preoccupazioni quotidiane.
Eppure, quella sottile sensazione di genio che mi ha pervaso durante e subito dopo la visione permane, portandomi a confermare quanto segue: tra tutti gli improbabili progetti di recupero nostalgico di questa epoca di decadenza, BH 90210 non solo è il più divertente, ma anche il più intelligente.
Nato evidentemente durante una serata ad alto tasso alcolico tra Jennie Garth e Tori Spelling, produttrici nonché protagoniste assolute, BH 90210 non è un reboot, non è un remake, non è un sequel e non è un mockumentary e non è nemmeno una brutta copia del Jersey Shore come temevo all’inizio. Si tratta delle vite “reali” degli attori del Beverly Hills originale, che si incrociano nuovamente durante una reunion del cast a Las Vegas. Non ci sono Kelly, Brandon e Donna, ma Jennie, Jason e Tori, per capirci. Tuttavia, questo non vuol dire che non sia comunque una fiction: gli attori interpretano loro stessi, ma è comunque un ruolo costruito amplificando e romanzando tratti di quanto il privato degli attori sia filtrato dal gossip in tutti questi anni.
E così, Brian Austin Green è sposato con una star di Hollywood molto più famosa di lui, interpretata da un’attrice e “vagamente” ispirata a Megan Fox. Jennie Garth passa da un matrimonio all’altro, Tori Spelling è vittima dei reality show che seguono la sua vita ma che non interessano più nessuno, e Jason Priestley è un regista di fama mondiale.
Con i prossimi episodi, questo BH 90210 dovrebbe dipanarsi lungo tre sentieri: quello delle vite “reali” dei protagonisti, quello del reboot “finto” che andranno a girare tutti insieme, e l’insieme di questi due astrusi piani di lettura, che rende di fatto BH 90210 un prodotto unico.
Quello che convince è che non c’è stato nessun timore nello spingere l’acceleratore, così Shannen Doherty è chiaramente presentata come una detestabile accentratrice, Tori Spelling come una povera deficiente e Gabrielle Carteris, aka Andrea Zuckerman, non solo è moglie e nonna, ma si concede il bacio lesbo più trash dell’anno già alla prima puntata.
Rinunciando completamente all’estetica e al format del reality show, BH 90210 è a tutti gli effetti un telefilm leggero, che racconta una storia diversa e non si perde nell’improbabilità di 90210, il sequel di qualche anno fa dove Jennie Garth era Kelly e Shannen Doherty era Brenda, ma facevano ridere.
Ovviamente, siamo comunque di fronte a buchi di sceneggiatura palesi e a costanti sequenze nelle quali Tori Spelling non ha evidentemente capito che deve uscire dal personaggio di Donna. La prima puntata è talmente sopra le righe (Jason Priestley e Jennie Garth scopano subito) che mi sembra difficile possa reggere a lungo senza scadere nel circo equestre. Ma per essere al primo episodio, devo dire che ho già deciso di non perderne nessuno.